“Sapevo da tempo che l’insorgenza di patologie come quelle onco-ematologiche comporta quasi automaticamente il bisogno di un supporto psicologico. Con AIL lo abbiamo realizzato”
Claudia Borreani è una professionista “storica” dell’Istituto dei Tumori di Milano.
Da sempre si occupa di psiconcologia, da quasi 30 anni è Responsabile della Struttura di Psicologia Clinica dello stesso Istituto, da 5 anni anche dell’Ambulatorio di supporto psicologico dedicato ai malati di tumori del sangue e ai caregiver creato insieme ad AIL Milano Monza Brianza.
L’abbiamo incontrata in Istituto per fare il punto sui primi 5 anni di attività dell’Ambulatorio e guardare insieme al futuro.
Cinque Anni di Ambulatorio AIL Milano all’interno dell’Istituto dei Tumori di Milano.
Com’è nato questo progetto?
Faccio una premessa.
All’Istituto dei Tumori ci occupiamo di psiconcologia da 30 anni, ma i pazienti onco-ematologici sono sempre stati molto sporadici. Mi ha sempre colpito questo fatto: i pazienti c’erano, ma non c’era sostanzialmente richiesta di supporto. In questo Reparto, quindi, è sempre stato un intervento marginale.
Anche nell’ambito della SIPO (Società Italiana di Psico-Oncologia) l’oncoematologia era praticamente solo pediatrica. Invece per altre patologie si era sollevato il tema dell’impatto psicologico da decenni, penso ad esempio ai tumori alla mammella, e la richiesta di sostegno anche qui era attiva da molto tempo.
Poi è successo un fatto.
20 anni fa, ricordo, era arrivata la lettera di una paziente onco-ematologica sul portale medico del Corriere della Sera indirizzata a me: chiedeva come mai non fosse previsto un supporto per i malati come lei. Aveva posto un tema che avevo in mente da tempo: perché sappiamo che l’insorgenza di alcune patologie in particolare, comporta quasi automaticamente il bisogno di un supporto psicologico. Abbiamo dovuto aspettare altri anni prima di creare un punto di riferimento psicologico per i malati di tumore del sangue.
Così è nato l’Ambulatorio di supporto ai malati ematologici presso l’Istituto dei Tumori, una novità
Quando è partito il progetto costruito insieme ad AIL Milano Monza Brianza, con il quale da 5 anni offriamo un supporto specifico dedicato ai malati oncoematologici e ai caregiver, ci siamo domandati quali fossero i numeri dei pazienti che potevano usufruirne: non conoscevamo l’entità del bisogno, che invece era molto presente ma latente, a tutti i livelli, pazienti, medici, psiconcologi.
Quando abbiamo aperto l’Ambulatorio ci siamo resi conto che la necessità di supporto c’era, ed era forte: AIL ha sicuramente contribuito ad alzare l’attenzione dei pazienti stessi sull’impatto psicologico delle loro patologie e a promuovere la soddisfazione del bisogno.
In più, fin dall’inizio, abbiamo ricevuto richieste di consulenza anche da malati di altri ospedali di Milano. Significa che, anche negli altri ospedali, non era chiaro il bisogno, e non era nemmeno facile individuare lo psiconcologo giusto.
Si tratta di patologie lunghe, complesse, e le cure stesse sono in continua evoluzione
Richiedono una formazione specifica, verticale, anche perché i protocolli sono molteplici, gli impatti fisici, e quindi anche psicologici, possono essere molto differenti. Da qui l’idea di un Ambulatorio dedicato ai tumori del sangue, perché è un mondo non sovrapponibile a quello di altre patologie.
Sono passati 5 anni dall’inaugurazione: riflessioni?
Adesso abbiamo anche le liste di attesa per le consulenze di supporto: questo significa che il bisogno c’è, la conoscenza della nostra realtà si sta diffondendo, e che anche nei Reparti c’è maggiore consapevolezza, si pensa e lavora in team anche per queste patologie.
Molto importante è la collaborazione e il sostegno della Direzione del Dipartimento. Sicuramente AIL Milano è stata molto propositiva e l’Ambulatorio è stata accettato e metabolizzato bene qui in Istituto.
Come funziona la consulenza in Ambulatorio?
Le richieste sono sempre legate alla strutturazione di un percorso comune, che nel nostro caso parte quasi sempre dal Reparto. Qui abbiamo un legame molto proficuo grazie all’impegno della collega psicoterapeuta Rossella Petrigliano, che si occupava del supporto psicologico dei pazienti ricoverati e che adesso non lavora più in Istituto. Rossella ha avuto sempre una particolare attenzione nei confronti dell’oncoematologia e si è adoperata perché Ambulatorio e Reparto fossero in stretta connessione, a partire dagli infermieri, per i quali ha organizzato anche formazioni specifiche.
In questi ultimi 10 anni è aumentata anche la percentuale di persone che contattano l’Ambulatorio autonomamente, i pazienti sono tutti più preparati, più informati, anche perché AIL Milano è presente con materiale informativo dedicato negli ospedali.
L’Ambulatorio AIL è l’unico spazio dedicato a una specifica categoria di patologia in Istituto?
Sì, la struttura di Psicologia Clinica presso l’Istituto si occupa di supportare pazienti affetti da tutte le forme tumorali e i loro caregiver: l’Ambulatorio AIL Milano solo i malati ematologici. Siamo un unicum qui.
Che ricordo hai dei primi passi dell’Ambulatorio AIL?
Lo associo a un grande impegno legato alla burocrazia: insieme ad AIL Milano abbiamo impiegato due anni. Abbiamo aperto prima un Ambulatorio pilota, senza formalizzarlo: non avevamo la certezza che servisse realmente. Date le richieste, siamo passati ad accreditarlo ufficialmente: è stato un percorso molto lungo e tortuoso, ma ci abbiamo sempre creduto, sia io che AIL Milano. Adesso siamo tutti estremamente soddisfatti, il lavoro è cresciuto e in forze all’Ambulatorio abbiamo un professionista a tempo pieno e un’altra specialista part-time.
Tutto si può migliorare, sempre: in occasione dei 50 anni AIL Milano Monza Brianza si sta domandando quali possono essere le prossime sfide. Per l’Ambulatorio AIL?
Proporrei di lavorare sulla formazione degli psicologi che operano in Oncoematologia. La ricerca sui tumori del sangue si è molto evoluta: abbiamo bisogno di sapere che effetti hanno questi nuovi farmaci, quali sono le fasi della terapia durante le quali è bene assistere il paziente in un certo modo e non in un altro. Dobbiamo studiare, capire che problemi può avere il paziente – ma anche il caregiver.
Non c’è uno storico nella psiconcologia applicata ai pazienti ematologici, quindi serve formazione, aggiornamenti continui. Bisognerebbe studiare che impatti hanno questi nuovi farmaci sulla dimensione psicologica dei pazienti, c’è poca conoscenza. E sicuramente, a seguire, fare formazione. In Ambulatorio i nostri terapeuti stanno diventando degli esperti sul tema, siamo di supporto anche ai medici, potremmo esserlo anche ad altri medici, agli psiconcologi. Questo, per noi, potrebbe essere il futuro.

