Intervista a Paolo Corradini, Professore di Ematologia presso l’Università degli Studi di Milano, e Direttore di Ematologia presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. 

Lug 10, 2026 | Testimonianze

“AIL Milano si fa carico dei pazienti nei mesi in cui sono in cura a Milano, ma si si fa carico anche di chi li curerà tra 10 anni.”

AIL Milano ha da sempre la missione di prendersi cura del paziente in modo globale, a 360°, offrendo accoglienza a chi affronta la mobilità sanitaria per ricevere le cure più adatte, accompagnamenti sicuri, assistenza psicologica e sostegno economico per i più fragili.

Agire a 360° significa impegnarsi nei reparti di Ematologia degli ospedali milanesi e investire nella ricerca.

Sono tante le realtà del Terzo Settore a fianco dei malati sul territorio milanese.
In cosa si distingue, a suo avviso, AIL Milano?
Cosa ha realizzato di rilevante in questi 50 anni di storia?

Per prima cosa parlerei dell’accoglienza, che è un tema centrale di AIL Milano e ancora di più lo è per pazienti e familiari.

AIL Milano offre ospitalità totalmente gratuita anche quando devono affrontare trasferte molto lunghe, come quelle legate a trapianti o a complicanze che richiedono permanenze prolungate anche dopo la dimissione dall’ospedale.

Altri due impegni fondamentali che voglio ricordare sono l’investimento nella ricerca, sostenuta con continuità, e il rinnovamento delle strutture dei reparti di Ematologia.

AIL Milano interviene spesso per rispondere a bisogni che, in un sistema ideale, dovrebbero essere coperti dallo Stato o dalla Regione: agisce nel sociale, nel welfare. La sua natura privata consente maggiore agilità decisionale, e quindi una capacità di intervento più rapida rispetto al sistema pubblico, ma questo non toglie valore a ciò che realmente fa.

Lei parlava di accoglienza: questo servizio viene offerto ai pazienti in viaggio per le cure e ai familiari che li accompagnano. Perché secondo lei è così importante?

Milano è una città con un’offerta sanitaria molto ampia e qualificata. Chi arriva da lontano per curarsi affronta non solo la malattia, ma anche un’interruzione della vita lavorativa e familiare, spesso per mesi, e la necessità di trovare un alloggio in una città costosa. Per chi non ha risorse economiche adeguate, questo rappresenta un ulteriore peso enorme.

Esistono realtà che approfittano di questa situazione, chiedendo cifre esorbitanti per gli alloggi, in una forma di vera e propria speculazione sul dolore delle persone.

AIL Milano ha scelto fin dall’inizio di rappresentare una soluzione al problema: ha creato una rete di appartamenti offrendo ospitalità gratuita in ambienti accoglienti e dignitosi. Un aspetto non secondario, perché chi arriva è già provato dalla malattia e vivere in un luogo piacevole, curato, fa una grande differenza.

Recentemente è nata anche la Residenza AIL di Vimodrone: si tratta di un investimento importante, dal punto di vista economico, ma soprattutto in termini di impatto. A Vimodrone è stato sperimentato un modello innovativo, con spazi comuni che favoriscono la condivisione tra ospiti. Il progetto è nato con grandi aspettative, accompagnate da una fisiologica cautela, ma i riscontri sono stati molto positivi, confermando l’efficacia e il valore del modello.

Lei ha citato l’impatto Professore, che è il grande tema anche delle Associazioni del Terzo Settore. Qual è, a suo avviso, l’impatto di AIL Milano?

Il vero impatto è la capacità di cambiare realmente le cose, anche nella vita delle singole persone.

Se guardiamo AIL Milano da questo punto di vista, l’impatto è straordinario: ci sono pazienti che hanno potuto accedere a cure complesse, altrimenti non disponibili nei territori di origine, anche grazie alla possibilità di essere ospitati. Non possiamo ignorare le differenze tra le diverse aree del Paese: la migrazione sanitaria esiste e va gestita, non negata.

Molti pazienti sono vivi oggi anche perché hanno potuto trasferirsi a Milano e trovare una casa che li accogliesse. E si parla di “casa”, non di una stanza o di un albergo: uno spazio che permette di mantenere unita la famiglia e ricreare un ambiente di normalità, anche durante un percorso di cura difficile e prolungato.

Vivere in un ambiente confortevole e avere accanto i propri affetti durante le cure non garantisce la guarigione, ma migliora in modo significativo l’esperienza del paziente.

Tra affrontare mesi difficili in solitudine e precarietà o viverli in condizioni più umane e accoglienti c’è una differenza enorme. Ed è una differenza concreta, misurabile anche in termini di qualità della vita.

Parliamo di ricerca. Qual è valore di AIL Milano in questo ambito?

AIL Milano ha sempre sostenuto sia il finanziamento di borse di studio sia la formazione all’estero dei giovani ricercatori, offrendo opportunità che altrimenti sarebbero difficilmente accessibili.

Questo approccio “mette nelle condizioni di” crescere: consente ai giovani di formarsi in contesti internazionali e poi riportare competenze e relazioni nel nostro Paese.

Investire nel capitale umano è fondamentale, soprattutto in ambiti come la sanità e la ricerca. Significa non solo prendersi cura dei pazienti di oggi, ma anche di quelli di domani. AIL Milano ha sempre dimostrato sensibilità in questo ambito: ha capito che investire sul capitale umano è importante, anche a medio-lungo termine.

La salute, la cultura, la giustizia: sono gli elementi fondanti che connotano la società civile. AIL Milano si fa carico dei pazienti nei mesi in cui sono in cura a Milano, accompagnandoli in ospedale, assistendoli, aiutandoli a vivere nel miglior modo possibile, ma si si fa carico anche di chi li curerà tra 10 anni. Oggi i giovani sono messi nelle condizioni di studiare, domani diventeranno, ci auguriamo tutti, bravi ematologi.

Cosa potrebbe fare AIL Milano meglio in futuro?

Parlerei innanzitutto di nuovi servizi di cui stiamo discutendo recentemente: una possibile evoluzione riguarda l’introduzione dei cosiddetti case manager negli ospedali. Figure di supporto tra ambito sanitario e amministrativo, in grado di accompagnare il paziente nei percorsi ospedalieri, facilitando prenotazioni ed esami.

Un’altra sfida, più complessa, è quella delle terapie domiciliari. Alcune realtà in Italia hanno già avviato esperienze in questa direzione, ma restano ostacoli importanti, legati alla carenza di personale sanitario e alla complessità organizzativa.

Servirebbe una collaborazione strutturata tra Associazioni e sistema pubblico, oltre a una visione istituzionale chiara. È un ambito che richiede tempo, investimenti e una progettualità di lungo periodo.

Per il resto direi che non c’è molto da migliorare: in questi 50 anni AIL Milano Monza Brianza ha compiuto passi avanti notevoli in termini di affinamento dei servizi. Funziona tutto: si può provare a fare sempre meglio, come è giusto che sia.

In sintesi, AIL Milano ha costruito nel tempo un modello completo: assistenza, accoglienza, ricerca.

Un sistema che funziona e che continua ad affinarsi. E si distingue per questa visione integrata, capace di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura.

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