In questi anni abbiamo cercato di raccontarvi le difficoltà di chi vive malattie gravi come i tumori del sangue, che obbligano a seguire un iter terapeutico più lungo e complicato rispetto ad altre patologie oncologiche perché comporta una grave immunodepressione ed espone a rischi continui. I malati ematologici, inoltre, hanno spesso la necessità di trasferirsi –a volte anche per più di un anno– vicino alla struttura ospedaliera presso la quale sono in cura, senza poter condividere i propri spazi con altre persone.

Per chi viene da lontano, la ricerca di un alloggio è un problema drammatico.

È questo il motivo che ci ha spinti, nel tempo, a offrire una soluzione concreta a questo bisogno: perché sappiamo che sollevare i pazienti da gravi preoccupazioni economiche consente loro di affrontare la malattia con maggiore serenità.

La nostra risposta sono le Case AIL, alloggi autonomi e dotati di tutto il necessario, raccolti in sei diverse zone della nostra città, che l’Associazione mette a disposizione, a titolo completamente gratuito, a chi non ha la possibilità di sostenere i costi di un lungo trasferimento a Milano.

Una nostra sostenitrice ha compreso questa necessità e ci ha voluto dare un forte segnale di sostegno e vicinanza, offrendoci in comodato d’uso gratuito un nuovo appartamento in una zona strategica, nei pressi di alcuni tra i più importanti centri ematologici e che può ospitare un nucleo familiare di quattro persone. A lei va tutta la nostra riconoscenza.

Con il nuovo appartamento di via Dina Galli, in zona Carlo Farini, gli alloggi che fanno parte del progetto “AIL Accoglie. Una casa per chi è in cura” diventano 14, per un totale di 57 posti letto. Ed è incredibile pensare che, moltiplicando il numero dei posti letto per 365 giorni, il risultato è che verranno garantiti oltre 20mila pernottamenti ogni anno.

Decidere di donare un alloggio, anche tramite un lascito testamentario, o di offrirlo in comodato gratuito alla nostra Associazione è un gesto di solidarietà concreta, senza proclami, che ci motiva a una determinazione maggiore nel raggiungere i nostri obiettivi istituzionali. Ma è anche un gesto di grande responsabilità, per non lasciare nessuno ad affrontare da solo una malattia che richiede un sostegno reale ed efficace.

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