Il professor Paolo Corradini spiega in cosa consiste la terapia CAR-T cells e qual è il suo futuro: un’altra frontiera per le cure contro i tumori del sangue alla quale AIL ha contribuito attraverso i suoi finanziamenti.

Il professor Paolo Corradini è presidente della Società Italiana di Ematologia, direttore della Divisione di Ematologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, cattedra di Ematologia all’Università degli studi di Milano, il primo in Italia ad essere autorizzato alla sperimentazione del trattamento CAR-T e presidente del comitato scientifico di AIL Milano. Ultima frontiera tra le terapie contro i tumori del sangue, la terapia CAR-T cells è materia d’eccellenza per il professor Corradini e per AIL Milano che finanzia a partire dal 2014 i progetti dell’Istituto dei Tumori di Milano. Un impegno che testimonia il sodalizio tra l’Associazione e la ricerca e che rende sempre più vicine terapie che fanno ben sperare come la CAR-T cells.

FC- Professor Corradini, in cosa consiste la terapia CAR-T cells?

Con il termine CAR-T si intende un’immunoterapia che utilizza i linfociti T ingegnerizzati con lo scopo di attivare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali. I linfociti vengono geneticamente modificati in laboratorio in modo da renderli capaci di riconoscere le cellule tumorali e, quando vengono reintrodotti nel circolo sanguigno, sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle attraverso l’attivazione della risposta immunitaria. Circa un mese prima di somministrare per infusione le CAR-T, occorre effettuare la raccolta dei linfociti del paziente tramite la procedura di linfocitoaferesi. I linfociti vengono poi opportunamente modificati in laboratorio mentre, tre giorni prima dell’infusione, il paziente deve ricevere un breve ciclo di chemioterapia. In pratica, tramite un virus non patogeno, viene introdotto nei linfociti T un gene che produce un recettore, chiamato CAR -acronimo di Chimeric Antigen Receptor-, il quale a sua volta riconosce una proteina espressa sulle cellule cancerose. I linfociti così potenziati cominciano la loro battaglia contro il tumore. Dal punto di vista terapeutico, il trattamento a base di cellule CAR-T può essere descritto come la prima immunoterapia antitumoralein ematologia. Il trattamento prevede che il paziente sia ricoverato per circa due-tre settimane in un centro autorizzato per la terapia con CAR-T.

FC- Qual è il futuro della terapia CAR-T cells?
Le CAR-T si sono dimostrate una terapia molto promettente contro la leucemia linfoblastica acuta, i linfomi non Hodgkin diffusi a grandi cellule B, il linfoma primitivo del mediastino, il mieloma multiplo e la leucemia linfatica cronica. Grazie a questa innovativa terapia, pazienti ritenuti incurabili perché refrattari ai farmaci convenzionali potrebbero ritrovare la speranza e sconfiggere la loro malattia. In Italia, si parla di circa 60 casi di leucemia linfoblastica e 700 casi di linfoma aggressivo.

Risultati iniziali ma incoraggianti sono già stati ottenuti nel caso del mieloma multiplo, che da diversi anni sta vivendo una fase di continuo miglioramento dal punto di vista delle nuove cure, più
efficaci e selettive della tradizionale chemioterapia. Attualmente, sono in fase di sperimentazione trattamenti a base di CAR-T ancora più potenti e sono già in corso alcuni protocolli che
lo associano ad altri farmaci allo scopo di incrementarne l’efficacia. Nonostante l’elevato ottimismo suscitato nella comunità scientifica dei risultati terapeutici finora raggiunti con le cellule CAR-T, gli esperti mettono in guardia a proposito delle gravi complicanze che questo trattamento potrebbe avere su alcuni pazienti. La grande potenza e velocità d’azione dei linfociti T modificati, infatti, potrebbe scatenare reazioni violente nell’organismo, che, se non gestite da un’équipe medica specializzata, potrebbero anche risultare fatali.

I dati attualmente a disposizione, però, fanno ben sperare e ci si attende che almeno il 30-40% dei pazienti che riceveranno le CAR-T potranno essere guariti o avere delle lunghe remissioni.

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