Per la prima volta uno studio analizza la qualità di vita dei pazienti a distanza di mesi dal trattamento. Quando funzionano, i linfociti T ingegnerizzati migliorano la qualità di vita sensibilmente. Segnali incoraggianti che vanno però ulteriormente approfonditi.

Come stanno i pazienti che si sono sottoposti al trattamento con CAR-T? La terapia ha cambiato la loro vita? Alcuni hanno raccontato la loro storia dopo l’infusione delle cellule ingegnerizzate contro il tumore, ma nella maggior parte dei casi si tratta di esperienze personali e non di studi che, oltre agli esiti clinici, hanno preso in considerazione la qualità della vita di chi ha ricevuto CAR-T. Alcuni dati però cominciano ad arrivare, direttamente dai pazienti. Sono quelli provenienti dallo studio Eliana, la sperimentazione clinica che ha portato alla registrazione del tisagenlecleucel, una delle due terapie a base di cellule CAR-T attualmente approvate contro alcuni tipi di tumori oncoematologici. I risultati di questa analisi, pubblicata su Lancet Oncology, arrivano da un team di ricercatori internazionali. Tra loro anche quelli che per primi sperimentarono la terapia nei pazienti pediatrici, come Stephen Grupp dell’Università della Pennsylvania, per esempio. Ad accompagnare i dati anche un commento a firma di Fabio Efficace e Marco Vignetti del Gruppo italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto (GIMEMA) che sottolineano meriti e limiti dello studio.

Questionari compilati dai pazienti per misurare la qualità di vita

Misurare la qualità di vita dei pazienti prima, dopo e a distanza di qualche tempo dal trattamento con le cellule CAR-T era uno degli endpoint secondari dello studio Eliana. Per farlo il metodo usato dai ricercatori è stato quello di analizzare i questionari compilati dai partecipanti alla sperimentazione, a intervalli di tempo diverso: all’inizio, a un mese del trattamento e quindi fino a un anno dopo, con valutazioni compiute a intervalli di tre mesi. In totale hanno partecipato a questa fase dello studio 58 pazienti pediatrici e giovani adulti (quelli che avevano ricevuto tisagenlecleucel come trattamento contro la leucemia linfoblastica acuta a cellule B, con malattia in ricaduta o resistente ai trattamenti), chiamati a compilare due questionari. Si tratta di strumenti che permettono di indagare aspetti relativi alle sensazioni fisiche e psicologiche dei partecipanti con dei punteggi tanto maggiori quanto migliore è la qualità di vita percepita. A distanza di un anno – all’ultimo momento della valutazione per la qualità di vita – gli scienziati hanno potuto analizzare solo una manciata, 14, di questionari, provenienti dai pazienti che avevano risposto alla terapia. Un limite dello studio, notano i ricercatori, perché suppone che i dati mancanti siano di quelli con peggiore qualità di vita o per cui le terapie non hanno funzionato.

I miglioramenti nella qualità di vita

Anche tenendo conto di questo aspetto, secondo quanto riferiscono gli scienziati, i dati accumulati mostrano che il trattamento con cellule CAR-T si associa a un miglioramento rapido di diversi aspetti legati alla qualità della vita, già dopo un mese di trattamento. Miglioramenti che, scrivono gli autori, a partire dal terzo mese diventavano clinicamente significativi e che persistevano nei mesi a venire. Alcuni ritardi nel miglioramento della qualità della vita, come atteso, si sono verificati nei casi in cui i pazienti abbiano riportato effetti collaterali importanti a causa della terapia. “L’aumento nei punteggi dei questionari compilati dai pazienti sulla qualità di vita, insieme all’attività e ai risultati dello studio ELIANA – si legge in chiusura del paper – suggerisce un rapporto benefici/rischi favorevole per il trattamento di tisagenlecleucel nei pazienti pediatrici e nei giovani adulti con leucemia linfoblastica acuta a cellule B recidiva o resistente ai trattamenti”. Solo in alcuni casi però i bambini e i ragazzi analizzati riuscivano ad ottenere risultati nei questionari paragonabili a quelli di coetanei sani. Non è chiaro in questo caso quanto questo sia imputabile al trattamento i sé o ai trattamenti ricevuti prima di CAR-T, visto che spesso i pazienti che arrivano a ricevere questa terapia sono stati pluritrattati, scrivono gli autori.

I limiti dello studio

Lo studio su Lancet Oncology, commentano sulle pagine della stessa rivista, Efficace e Vignetti di GIMEMA, non permette di avere informazioni riconducibili però all’impatto dei sintomi della malattia riferiti dai pazienti. Sarebbe invece raccomandabile, scrivono, una valutazione anche di questi aspetti, specialmente considerati gli effetti collaterali importanti della terapia con CAR-T. Così come importanti sarebbero valutazioni di più lungo corso, oltre i 12 mesi di follow-up, e anche a livello cognitivo, che confrontino le terapie a base di CAR-T con quelle tradizionali contro la leucemia linfoblastica acuta, anche se le differenze fra i tipi di terapia sono molte. Ciò non toglie, concludono Efficace e Vignetti, che questi dati che arrivano dallo studio ELIANA siano incoraggianti e che possano ispirare ulteriori future ricerche in questo campo.

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