Uno studio osservazionale prospettico monitora la risposta immunitaria alla vaccinazione COVID-19 nei pazienti affetti da malattie oncoematologiche: ecco cosa emerge.

L’incidenza di infezioni gravi e la mortalità per COVID-19 sono più elevate nei pazienti affetti da malattie oncoematologiche o sottoposti a trapianto di cellule staminali rispetto alla restante popolazione generale.

La mortalità nei pazienti oncoematologici con COVID-19 è circa 2 volte superiore rispetto alla popolazione con pari caratteristiche demografiche, 4 volte superiore dopo i 70 anni.
In base ai dati di uno studio multicentrico italiano condotto durante la prima fase pandemica, la probabilità di mortalità a breve termine nei pazienti con malattie oncoematologiche e infezione da SARS CoV-2 è 41 volte superiore rispetto alla stessa popolazione senza infezione da SARS CoV-2. Tuttavia, questa popolazione di pazienti non è stata inclusa negli studi che hanno valutato sicurezza ed efficacia dei vaccini recentemente sviluppati per COVID-19.

Esistono chiare linee guida che raccomandano altri tipi di vaccinazione quali quella antinfluenzale e antipneumococcica (e altre vaccinazioni in base ad indicazioni specifiche) nei pazienti con malattie mieloproliferative e linfoproliferative. Tali raccomandazioni derivano dai risultati di esperienze cliniche che riportano alle variabili di efficacia. L’obiettivo primario dello studio che la Divisione di Ematologia di INT sta conducendo, grazie al sostegno di AIL Milano, è di valutare il livello di immunizzazione indotto dalla vaccinazione per SARS-CoV-2 con vaccini a base di mRNA (Pfizer-BioNTech o Moderna).

Vengono misurati i livelli degli anticorpi anti-Spike in soggetti con malattia oncoematologica e con possibile immuno-competenza alterata, dovuta alla patologia di base e/o alle terapie in corso. In particolare, la risposta immunitaria umorale alla vaccinazione è valutata mediante un saggio sierologico in grado di rilevare gli anticorpi diretti contro la proteina Spike nei campioni di siero.

La risposta immunitaria cellulo-mediata alla vaccinazione è valutata quantificando le citochine rilasciate dopo 20-24 ore di stimolazione specifica. Lo studio ha arruolato 300 pazienti con patologie ematologiche che hanno ricevuto due dosi di vaccino nel corso dell’anno 2021.


Ad oggi sono state valutate le risposte sierologiche e delle cellule T dopo la vaccinazione completa con mRNA in 263 pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, linfomi a cellule B e T e mieloma multiplo.

I risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti in 167 soggetti sani abbinati per età e sesso.
Il tasso complessivo di sieroconversione dei pazienti è stato del 64,6%: la risposta sierologica è stata inferiore in quelli che hanno ricevuto trattamenti antitumorali nei 12 mesi precedenti la vaccinazione, 55% vs 81,9%. L’anticorpo anti-CD20 più il trattamento chemioterapico è stato associato al più basso tasso di sieroconversione: 17,6% vs 71,2%. Circa il 75% dei pazienti che non aveva svilippato anticorpi dopo il vaccino ha sviluppato una immunità T cellulare anti-spike. Questi risultati rafforzano ulteriormente il messaggio sulla utilità dei vaccini in questa categoria di pazienti.

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