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Screen Shot 2016-06-23 at 15.39.15Prof. Paolo Corradini

Direttore del Dipartimento di Ematologia e Onco-Ematologia Pediatrica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori Università degli Studi di Milano

 

AIL Milano nasceva 40 anni fa. Quale era la situazione della ricerca scientifica sui tumori del sangue a metà anni ’70?
A metà anni ’70 la situazione era molto difficile, vi erano pochi chemioterapici, tutte le leucemie acute restavano senza terapia e di fatto si tentava di curare solo qualche linfoma di Hodgkin. In questo caso il ruolo della radioterapia era ancora più rilevante di quello della chemioterapia. Risultati deludenti e terapie che spesso avevano solo un ruolo di palliazione più che di guarigione.

Per quali tumori del sangue si è riusciti ad ottenere maggiori successi in questi decenni?

Se consideriamo l’evoluzione tumultuosa della ricerca ematologica negli ultimi vent’anni, possiamo pensare all’utilizzo dei trapianti di cellule staminali per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma. Poi dobbiamo pensare agli enormi passi avanti fatti in alcune malattie, come per esempio la leucemia acuta linfoblastica del bambino che oggi guarisce nell’85% dei casi circa, alla leucemia promielocitica dell’adulto che guarisce al 90% circa. In queste due malattie vi sono anche strategie di laboratorio che hanno migliorato la terapia, come per esempio lo studio della malattia minima residua o la scoperta di geni coinvolti nelle due malattie; questo per far capire quando sia importante quella che gli americani chiamano la ricerca “from the bench to the bedside”.

Altri due esempi clamorosi sono i linfomi a cellule B ed il mieloma multiplo. I linfomi hanno potuto beneficiare del primo anticorpo monoclonale chimerico per terapia nell’uomo (rituximab), e quindi di fatto la terapia, da sola chemioterapia si è trasformata in chemio-immunoterapia, aumentando globalmente del 25% la cura di tutte queste malattie.

Il mieloma multiplo invece rappre- senta la patologia in cui si è sviluppato il maggior numero di nuovi farmaci negli ultimi 10 anni, sono state scoper- te intere classi di farmaci innovativi, come gli inibitori del proteosoma, gli IMIDs, e gli anticorpi monoclonali anti-plasmacellule.

Il futuro oggi è fatto anche di immunoterapia con nuovi anticorpi contro una molecola che si chiama PD-1 che protegge le cellule neoplastiche dall’aggressione del nostro sistema immunitario. E si sta avvicinando il futuro fatto di terapie cellulari dove nei linfociti del paziente vengono inseriti dei nuovi geni prodotti in laboratorio che li mettono in grado di riconoscere le cellule leucemiche ed ucciderle (CAR T-cells).

Rispetto ad allora, si riesce a calcolare quanto sia aumentata l’aspettativa di vita per i pazienti?

Se si dovesse fare questo calcolo, molto dfficile tenendo conto di tutte le neoplasie ematologiche e della patologia pediatrica, potremmo dire che se la capacità di guarire i pazienti dagli anni settanta era 10, oggi è tra 50 e 60, un bel salto in avanti che continua gradualmente a crescere grazie alla ricer- ca di base e alla ricerca clinica.

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