Pazienti pluritrattati rispondono alla terapia CAR-T, in alcuni casi in modo completo. Sono i risultati degli studi presentati al congresso di ematologia negli Usa. I dati su efficacia e sicurezza per questa malattia, però, non sono ancora definitivi
“Risultati estremamente incoraggianti”. Così Deepu Madduri del The Tisch Cancer Institute del Mount Sinai di New York ha annunciato gli ultimi dati degli studi su CAR-T contro il mieloma multiplo al congresso dell’America Society of Hematology (Ash) di Orlando. I risultati sono quelli che arrivano dalla sperimentazioni in corso per un trattamento a base di CAR-T, in cui le cellule sono state modificate per prendere di mira le cellule malate del mieloma multiplo, ed erano attesi da tempo.

CAR-T contro il mieloma multiplo, i primi dati
Di CAR-T come nuova possibile arma per combattere il mieloma multiplo si parla infatti già da un po’. La malattia può essere mandata in remissione e alcuni trattamenti permettono ai pazienti di vivere più a lungo, ha ricordato Madduri, ma “la maggior parte sfortunatamente ricade, e gli esiti sono piuttosto sfavorevoli per i pazienti che hanno avuto più ricadute”. Per questo da qualche tempo diversi gruppi di ricerca in giro per il mondo stanno cercando di capire se CAR-T possa rappresentare un’opzione di trattamento anche contro il mieloma multiplo.

Solo lo scorso anno, sempre all’interno del congresso dell’Ash, erano stati presentati i dati provenienti dallo studio LEGEND-2, una sperimentazione gemella con lo stesso prodotto condotta in Cina. I risultati allora facevano ben sperare: oltre il 70% dei pazienti, che avevano recidive o erano resistenti ai trattamenti dopo una media di tre terapie, aveva ottenuto una risposta completa. Oggi, a distanza di un anno, non solo sono arrivati i dati di follow-up dello studio LEGEND-2 ma anche i primi estrapolati da CARTITUDE-1. Entrambi gli studi utilizzano lo stesso costrutto per riconoscere e uccidere le cellule tumorali, un recettore chimerico capace di legarsi a due diversi siti del bersaglio, in questo caso l’antigene BCMA (B cell maturation antigen) espresso sulla superficie delle plasmacellule (il mieloma multiplo è un tumore che colpisce queste cellule). Questo doppio legame è stato pensato per potenziare il recettore chimerico.

LEGEND-2 e CARTITUDE-1, gli ultimi risultati che arrivano dall’ASH
Le nuove analisi mostrano che, secondo quanto riferiscono i ricercatori, questa terapia a base di CAR-T contro il mieloma multiplo recidivante o resistente ai trattamenti è “altamente efficace a prescindere dall’espressione dell’antigene BCMA”. Nel complesso, il 46% di tutti i pazienti (57) e il 64% di quelli negativi per malattia minima residua che avevano avuto una risposta completa sono rimasti liberi da progressione di malattia. La mediana di sopravvivenza libera da progressione per tutti i pazienti è stata di 20 mesi, e di 28 per quelli che avevano avuto risposta completa e negativi ai test per malattia minima residua. Il tasso di sopravvivenza totale a 18 mesi è stato del 68% (ovvero: la mediana di sopravvivenza non è ancora stata raggiunta in questo periodo di tempo: è di 13 mesi quella di pazienti con malattia resistente o recidivante che progrediscono dopo tre linee di trattamento).

A Orlando sono stati presentati anche i dati dello studio CARTITUDE-1 con lo stesso costrutto CAR su 29 pazienti con malattia resistente o refrattaria ai trattamenti pluritrattati (5 la media dei trattamenti ricevuti). Tutti i pazienti (il 100%) trattati con CAR-T hanno avuto una risposta clinica, completa per il 69%. A sei mesi dall’infusione, 27 dei 29 pazienti erano liberi da progressione di malattia. Oltre il 90% dei pazienti ha sperimentato la sindrome da rilascio di citochine, uno degli affetti avversi più noti e gravi associati a CAR-T, in alcuni casi anche fatale (in questo studio uno dei pazienti è morto a causa di una grave forma di sindrome da rilascio di citochine). In gran parte questi effetti sono stati contrastati tramite l’utilizzo di farmaci con tolicizumab, un inibitore dell’interleuchina 6, strategia impiegata per la gestione degli effetti collaterali già da tempo. “Vedere alcuni pazienti di questa popolazione pesantemente pluritrattata sopravvivere per un anno o più con un trattamento one-shot e con un profilo di sicurezza gestibile è straordinario”, ha commentato Madduri. “Sebbene si tratti di una casistica limitata, i risultati in termini di risposte globali e risposte complete sono davvero molto alti e fanno sperare che questo tipo di risposta possa essere duraturo, cambiando il trattamento nel mieloma multiplo ricaduto”, ha detto all’Ansa commentando i dati presentati a Orlando Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia.

Servono ancora prove di sicurezza ed efficacia
Che serva ancora strada per capire che ruolo dare a CAR-T contro il mieloma multiplo, lo ha ribadito anche Madduri, spiegando come sarà necessario espandere la coorte di pazienti trattati e comprendere più a fondo e più a lungo il profilo di sicurezza ed efficacia del trattamento. Nel frattempo, è notizia di pochi giorni fa, la terapia sperimentale oggetto degli studi (JNJ-4528, sviluppata da Janssen) ha ricevuto la Breakthrough Therapy Designation da parte della Food And Drug Administration.

di ANNA LISA BONFRANCESCHI

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