Intervista a Claudio e Claudia, che accolgono e assistono gli ospiti della Residenza AIL
Claudio e Claudia sono marito e moglie.
Quando la Residenza AIL di Vimodrone è stata aperta era necessario individuare un punto di riferimento per gli ospiti che si occupasse, oltre che di tenere pulite e in ordine le parti comuni, anche di tutti i bisogni che le persone che entrano in un’abitazione per la prima volta, seppur arredata e pensata per essere il più possibile confortevole, possono avere.
Claudio è titolare di un’impresa che conta quasi 30 persone con le quali condivide un modo di pensare il mondo, vivere la vita, operare nel lavoro che può persino sorprendere, in tempi come questi. Il rispetto dei bisogni delle persone, l’umanità, l’ascolto attento e profondo, la capacità di mettersi a disposizione in modo silenzioso e attento sono elementi fondamentali per Claudio, valori su cui basa il suo agire e quello della sua impresa, in qualsiasi situazione, e che condivide con la moglie.
Claudio e Claudia sono prima di tutto così, ci tengono a ricordarlo più volte, e con questo loro modo di essere, e di fare, aiutano in tutto ciò che è possibile gli ospiti della Residenza fin dal loro arrivo a Vimodrone.
“Abbiamo conosciuto AIL Milano tramite Rita (la volontaria che si occupa più stabilmente degli ospiti della Residenza di Vimodrone, ndr), che ci conosce bene perché siamo di Vimodrone come lei.
Siamo sempre in contatto con la parrocchia, io e mio fratello siamo sempre stati disponibili, impegnati nel sociale, abbiamo organizzato nel tempo concerti, attività per il nostro paese, la gente sa che ci teniamo a fare le cose bene, questo è il principio del nostro lavoro, e quindi ci hanno chiamato per occuparci degli spazi della casa.
Conosciamo le malattie oncoematologiche perché una nostra zia ha perso una figlia molti anni fa, anche questo non ci è sembrato un caso. Uniamo quello che per noi è lavoro a qualcosa della nostra esperienza umana.”
Claudio lavora a tempo pieno per la sua impresa, Claudia ha un altro lavoro part time, e nel resto del tempo aiuta Claudio e “si prende cura” degli ospiti e degli spazi che abitano.
Per loro “cura” ha tanti significati: “ci siamo, sempre, facciamo quello che gli ospiti ci chiedono, anche piccole cose senza guardare il tornaconto, senza guardare l’orologio. Le facciamo perché ci piace così. Non importa quando arriva la telefonata o la richiesta, noi teniamo il telefono sempre acceso. Cerchiamo di dare supporto il più possibile a queste persone che arrivano magari da lontano e si sentono un po’ spaesate.”
Claudio e Claudia accolgono le persone che arrivano a Casa AIL Vimodrone, con la consapevolezza piena che non si tratta di villeggiatura ma di salute e, per questo, cercano di fare quelle piccole cose che possono aiutare e rassicurare, sapendo bene che quasi tutti gli ospiti devono restare per diverso tempo.
“Mi viene naturale avere più attenzioni con questi ospiti perché mi sembrano più fragili di altri, anche se cerchiamo di trattare con cura tutte le persone con cui ci relazioniamo, a partire dai nostri dipendenti. È impossibile che non ci sia un po’ di coinvolgimento emotivo, noi siamo fatti così.
Anche per questo è nata la nostra impresa, perché così possiamo mettere insieme il nostro modo di essere con il dover vivere, lavorare.”
Sono contenti che la casa piaccia molto, che le persone si trovino bene. Hanno ben presente le facce degli ospiti che entrano per la prima volta: “Questa è una delle cose più belle da vedere. Quando aprono la porta sono sorpresi da quanto sia curato, nuovo, pulito, in ordine, perché a volte arrivano da case fatiscenti, affitti costosissimi… Anche il primo ragazzo arrivato qui continuava a ringraziare, a dire “che bello” Che bella situazione!” C’è molta gratitudine, perché avere casa qui, senza costi di alloggio, vuol dire davvero un pensiero in meno…”
Claudia ha voglia di raccontare le sue di emozioni.
“Quello che ci insegnano queste persone è che si può affrontare tutto, che siamo molto più forti di quello che immaginiamo, sono degli esempi di resilienza veramente bellissimi.
Ricordo anche quanto ero emozionata nell’attesa dei primissimi ospiti: pensavo al momento in cui li avrei accolti, sapevo che erano persone speciali ed ero quasi intimorita ma, forse, emozionata è proprio la parola giusta.”
Intervista a cura di Antonella Gangeri


