Intervista a Rita, volontaria AIL di Vimodrone
Rita è una signora in pensione di Vimodrone, dopo una vita di lavoro nell’Ufficio del Personale di una grande agenzia di pubblicità. Ed è proprio grazie all’attività benefica dell’agenzia, che si è occupata di una importante campagna di raccolta fondi AIL, che Rita ha conosciuto AIL e ha iniziato a dedicare tempo, energie e cuore alla nostra Associazione. Rita non si limita ad agire per bene, lei pensa. Non ha mai smesso di fare progetti, guardare oltre gli ostacoli, sognare cercando di realizzarli. E ce l’ha fatto anche stavolta, segnalandoci gli spazi della parrocchia di Vimodrone e aiutandoci a farli diventare la nuovissima Casa AIL Vimodrone
Le siamo tutti molto grati per questo, perché, in un certo senso, ha dato letteralmente vita alla Casa, e lei è molto contenta di aver portato a termine un altro “compito”, aver raggiunto un obiettivo a cui teneva molto, nella “sua” Vimodrone.
“Siamo una famiglia “storica” di Vimodrone, ho sempre fatto molto volontariato nel mio paese, fin da ragazza. Il centro di tutto era l’oratorio: un tempo non c’era la metropolitana e si raggiungeva Milano con il tram, che impiegava circa un’ora. Eravamo sempre qui, tutti.”
E così, per veder rifiorire un luogo che ha amato molto le è venuto in mente di proporre di riutilizzare alcuni locali per creare una residenza per i malati in viaggio per le cure e i loro familiari. Lei ci soffriva che dove prima c’era l’oratorio non ci andasse più nessuno, che non ci fossero più signori anziani ed anziane ad animare il bar che si affacciava proprio sul cortile.
“Ne parlavo spesso con il parroco, lamentandomene. E lui, un giorno, mi ha detto “Visto che sei in pensione, fai qualcosa tu perché riprenda vita”. Abbiamo riutilizzato alcuni spazi ma l’ala, che è poi diventata Casa AIL, era ancora vuota perché c’erano problemi strutturali: ne ho parlato in Associazione perché da tempo cercavano di avere spazi di accoglienza in più. Sono venuti a vedere questa struttura e, da sogno, è diventato realtà.”
Rita non è solo l’anima di Casa AIL Vimodrone, è anche capace di animarla.
Si muove con disinvoltura negli spazi comuni, ma sempre con grande rispetto per chi li vive, perché sono gli ospiti che devono sentirsi a casa propria anche lontano centinaia di chilometri da quella che hanno sempre chiamato “casa”. Però Rita è amica di tutti, e anche molto amata. Ha sempre una buona parola, un suggerimento da dare per quel che riguarda il paese, ha voglia di organizzare piccole iniziative in sintonia con il volere degli ospiti perché non sentano troppo la nostalgia, per condividere gli spazi comuni, conoscersi, parlarsi ancora di più, ridere giocando a carte o davanti a una buonissima pizza.
“Stiamo cercando di far vivere di più questi spazi comuni della Residenza AIL, compatibilmente con le esigenze di persone che dopo le cure o i trapianti sono sicuramente più fragili e tendono a stare lontano dagli altri. Abbiamo iniziato con le prove di un piccolo ensemble musicale grazie a un maestro di violino di Vimodrone che conosco bene; ora gli abbiamo chiesto di tornare perché è piaciuto molto agli ospiti, sia quelli che hanno assistito direttamente sedendosi qui, nel salotto, ma anche a chi ha sentito suonare dagli appartamenti. Così lo spazio è diventato ancora più vivo, più leggero e questo fa bene a tutti. Anche i giovani musicisti hanno gradito essere qui.”
Ricorda con gli occhi che le brillano l’inaugurazione della Casa, con tutte quelle persone, moltissime delle quali conoscenze anche strette ma che quasi faceva fatica a riconoscere per la gioia, l’emozione, “sono andata in confusione” ammette sorridendo.
Rita c’è, per tutti, senza avere un orario di visita prestabilito. Fa due passi e viene a salutare, anche perché, ammette, riceve più di quello che dà.
“Quando ho visto queste persone così forti, così tenaci, resilienti mi sono sentita in difetto perché, prima di sottopormi a un intervento al femore, ho tediato i miei amici per tre anni! Sono fortunata, non ho mai avuto bisogno di cure serie, neanche di un’iniezione: l’idea di andare in un ospedale per me è stato un trauma. Gli ospiti, sia i pazienti che i familiari, affrontano con grande coraggio problemi molto più grandi. Queste persone per me sono una lezione di vita.”
Si impegna molto per loro, cercando di creare maggiori collegamenti possibili tra il paese e gli ospiti. Anche perché loro chiedono suggerimenti, piccole cose da fare, quali sono i giorni del mercato, dove fare la spesa, bere un buon caffè, e poi avvisa in paese i negozianti, le persone che conosce perché siano altrettanto accoglienti.
Porta in Residenza gli avvisi delle iniziative culturali e sociali, sta pensando di organizzare un torneo di burraco, compatibilmente con lo stato di salute degli ospiti.
“Le persone sono costrette a perdere i punti di riferimento quando viaggiano per le cure, ogni piccolo aiuto penso possa essere utile.”
Che sia utile Rita, non c’è proprio alcun dubbio. Per questo e per molto altro, grazie Rita!
Intervista a cura di Antonella Gangeri


