Il trapianto di midollo osseo (TMO) è una procedura terapeutica per la cura di varie forme di neoplasie ematologiche.

L’esperienza del trapianto di midollo osseo porta a vivere, lungo il percorso assistenziale di una malattia onco-ematologica, una serie di cambiamenti che richiedono la mobilitazione di risorse adattive.
Le specifiche modalità di risposta alla malattia, che determinano la caratterizzazione del processo di adattamento, si iscrivono all’interno di un contesto di storia e significati personali. Il processo di adattamento è un fattore chiave i cui presupposti devono essere considerati prima del trapianto. Vari studi pongono infatti attenzione alla fase pre-trapianto spesso connessa ad una rilevante condizione di stress. In questa fase si riscontrano spesso angosce di morte e preoccupazioni circa l’imminente impegno terapeutico.

Le patologie ematologiche potrebbero richiedere ripetuti trattamenti che si caratterizzano con un’esperienza terapeutica fortemente logorante dal punto di vista psicofisico. Diverse forme di neoplasie onco-ematologiche possono condurre a trapianto di midollo osseo. Esistono due tipi di trapianto: autologo, cioè con cellule staminali dal proprio sangue, o allogenico, ovvero da donatore (consanguineo e non). In particolare questo secondo tipo si configura come evento maggiormente gravoso che comporta un livello variabile di disagio psicologico nelle diverse aree di qualità di vita del paziente.

Rappresenta un esempio di trapianto da donatore vivente che, in caso di consanguineità è importante gestire, accogliendo e valutando le motivazioni di ogni soggetto coinvolto, anche le meno evidenti. Per queste ragioni la persona che intende donare dovrebbe riconoscere ed elaborare anche i propri vissuti più profondi. L’attesa del trapianto, da un lato, e della donazione, dall’altro, può essere vissuta sia come crisi (dubbi e paura) che come opportunità (gioia e speranza). Questo sia da parte del paziente che dei propri familiari. Le persone in attesa di trapianto di midollo osseo vivono una condizione cronica di malattia che ha creato un cambiamento della quotidianità.

La loro situazione di malattia potrebbe produrre limitazioni nella qualità della vita e favorire una modificazione dei ruoli e degli affetti non sempre evidenti o, comunque, comprensibili al resto della famiglia.
L’intervento psicologico, rivolto ai trapiantati di midollo osseo, è importante per valutare l’impatto emotivo, le modalità di adattamento alla malattia, il rischio di vulnerabilità psicologica e per fornire un sostegno specifico durante le varie fasi in cui si articola l’esperienza, ovvero:

  1.   Il processo decisionale e il consenso informato
  2. L’attesa
  3. Il condizionamento
  4. L’infusione
  5. L’isolamento
  6. L’attecchimento
  7. La dimissione e la fase post-trapianto

L’esperienza è dunque molto profonda non solo dal punto fisico, ma anche psicologico. L’esperienza del TMO e l’integrazione psicologica delle cellule trasfuse richiedono un processo complesso di elaborazione in parallelo con le profonde modificazioni biologiche dal punto di vista fisico. Risulta particolarmente evocativo, nel pensare al tema del cambiamento identitario, il fatto che dopo un trapianto potrebbe mutare anche il gruppo sanguigno.

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