Questa testimonianza spontanea di un nostro assistito è la dimostrazione che ogni singolo euro donato ad AIL va a buon fine e ogni singolo gesto dei volontari è importante per chi soffre. E la sua gratitudine ci fa credere ancora di più nel nostro lavoro.

Una malattia come il tumore ti sprofonda nell’abisso, nel dolore e nella sofferenza. Sono momenti difficili che ti segnano e ti provano. Con te a soffrire tutti i tuoi cari: anch’essi inebetiti dalla triste realtà. È un mostro che apre le sue fauci ed inghiotte te e i tuoi familiari, il linfoma. A questo si aggiunge la lontananza da casa in una città sconosciuta e grande come Milano. Giorni davvero da incubo.
Lo sconforto, la disperazione, poi all’improvvisouna luce, una mano amica: l’AIL, un’associazione che assolve il compito di assistere i malati e le loro famiglie, accompagnandoli in tutte le fasi del lungo e sofferto percorso della malattia, offrendo loro servizi, conoscenza e comprensione. Io ho avuto tutto questo.
Come non posso esservene grato?

Avete contribuito a rendere il mio soggiorno milanese meno oneroso, meno complicato e difficoltoso. Il piccolo appartamento che mi avete messo a disposizione è stato la mia salvezza: ho ricostruito un angolo della mia casa, ho potuto avere mia madre con me. La mia malattia ancora non si può dichiarare debellata, i controlli periodici sono d’obbligo. Ancora dovrò tornare a Milano. La casa l’ho lasciata anche se mi si è stata data la possibilità di restare ancora. Ho preferito che ne usufruisse chi ora ne ha più bisogno di me. Ho conosciuto il disinteresse vero, la solidarietà pura, la condivisione umana.

Ecco, la malattia mi ha donato questo: la conoscenza di persone che lavorano per rendere la vita migliore agli altri. Al mio paese ho parlato di voi, ho invitato i miei parenti, amici a donare a vostro favore il 5 per mille. È stata l’unica cosa che ho potuto fare per rendere tangibile la mia riconoscenza nei vostri confronti.

Grazie di vero cuore.

Carmine Panza

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