Aver cura delle proprie cicatrici

La diagnosi di tumore rappresenta l’inizio di un percorso che coinvolge principalmente il corpo che, sottoposto a cure e interventi spesso invasivi, si modifica nel tempo.
Rimangono dei segni, come le cicatrici, che rievocano momenti di dolore e di difficoltà e accendono la speranza di un futuro che non sempre è stato possibile definire.
Rimangono le tracce di un’intima e personale esperienza di sé e della vita che, dopo essere stata minacciata, ritorna a progettarsi.
Rimangono dei segni che raccontano il cambiamento, il confronto con le proprie paure, con le proprie aspettative, con il proprio dolore e con le proprie speranze.
Rimane un’immagine di sé per la quale, a volte, si prova vergogna, rabbia e disgusto e che si vuole nascondere allo sguardo dell’altro.

Perché lo sguardo dell’altro può essere intollerabile?

Perche si vogliono nascondere le cicatrici?

Proviamo vergogna o fastidio? Rabbia o disgusto?

Sono domande molto importanti perché accompagnano a nuovi modi di essere in relazione con sé stessi e con gli altri e constestualizzarle, alla luce del proprio percorso di malattia e di vita, permette di dare un senso a tutto ciò che non si riesce a tollerare dell’altro e di sé e, permette, di comprendere e distinguere cosa si vuole tutelare da quello che invece si può condividere. 

Eleonora Criscuolo

Eleonora Criscuolo

Psicologa Psicoterapeuta

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