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AIL Milano ha deciso di produrre un docufilm che narrasse le storie di chi è costretto a trasferirsi a Milano per affrontare lunghi periodi di cure. Un video dove i pazienti e gli operatori si raccontano, mettendo in luce difficoltà e speranze del loro vivere quotidiano. Vi invitiamo a guardarlo per scoprire quanto è stato fatto in questi anni grazie al sostegno di tanti che hanno creduto in noi.

Com’è nato il docufilm

A Maggio di quest’anno AIL Milano ci ha contattato per sviluppare un progetto video su un tema molto attuale, diffuso, ma di cui si parla poco: il pendolarismo sanitario. Ogni anno più di centomila persone malate sono costrette a trasferirsi in Lombardia per potersi curare. Abbiamo voluto trattare l’argomento in un modo nuovo per poter sensibilizzare più persone riguardo a questo problema.
Dopo aver incontrato molti assistiti da AIL e aver ascoltato le loro storie, abbiamo deciso di realizzare tre brevi docufilm che parlassero del momento particolare che stanno vivendo. La sfida è stata quella di raccontare in tre/quattro minuti uno spaccato di vita, evitando accuratamente tutti gli eventuali clichè che la rappresentazione della malattia avrebbe potuto comportare. Al centro della narrazione ci sono, quindi, le persone, le loro storie e le piccole sfide quotidiane rese possibili grazie all’aiuto e alla disponibilità dell’associazione. Salvatore nel primo, Giuseppina e Natalia nel secondo, Claudio, Alì e Giusy nel terzo, sono stati i protagonisti dei nostri racconti.

Salvatore  ha 31 anni e abita a Favara. La mattina, prima di partire, saluta gli amici e si prepara per il lungo viaggio. Alle due del mattino va con la macchina ad Agrigento dove lo attende un furgone che lo accompagnerà poi all’aeroporto di Trapani. Attraverso i suoi lunghi silenzi e i suoi sguardi percepiamo tutta la preoccupazione e la fatica di un viaggio di otto ore che lo porterà a curarsi in Lombardia, a 1500 km di distanza da casa, lontano dalla fidanzata e dai suoi amici. Al suo arrivo troverà Luigi che gli darà il benvenuto e le chiavi della sua “nuova casa”

Giuseppina trasmette a sua figlia Natalia l’arte del ‘chiacchierino’, un tipo di merletto con cui passa il tempo da quando era ragazza. Natalia si prende cura della madre attendendo, insieme, l’arrivo del resto della famiglia da Ragusa. Nella quotidianità di una vita trascorsa all’interno di una casa AIL scopriamo l’importanza di un tetto che possa tenere unita una famiglia.

Claudio si alza alle sei di mattina, sale in macchina e va a prendere Giusy e Alì. Nel lungo viaggio li sentiamo raccontare le loro storie e osserviamo la complicità che c’è tra loro. Claudio li accompagna e li va a riprendere almeno due volte a settimana già da qualche mese. Il suo volontariato permette loro di fare le terapie che necessitano senza dover ricorrere a dispendiosi taxi o mezzi pubblici che non potrebbero utilizzare viste le loro particolari condizioni.

Entrare nelle storie di ognuna di queste persone, è stata un’occasione per osservare, confrontarsi e condividere molteplici punti di vista sul modo di vivere la propria patologia. Ci ha colpito particolarmente l’apertura nel raccontarsi, non solo come testimonianza dei palesi limiti posti dalla malattia, ma la possibilità di riscatto da essa.

Testo e regia di Masiar Pasquali ed Elvio Manuzzi

Biografie dei videomaker

Masiar Pasquali, filmaker e fotografo. Nasce a Follonica nel 1983, ha vissuto a Milano e New York. Si interessa di storytelling e lavora per le principali istituzioni teatrali, produzioni cinematografiche, magazine e quotidiani.
Elvio Manuzzi filmmaker, vive a Milano. Ha curato la regia di diversi documentari proiettati in festival internazionali. Fa parte del collettivo ENECEfilm.

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