Emma Radano ha combattuto contro la malattia ed è guarita grazie al trapianto di midollo donato dalla nipotina. «La migliore medicina? Parlarne apertamente»

“La leucemia può essere un’occasione, io ci sono passata e dico a Mihajlovic di non vergognarsi. Ha fatto bene a parlarne in pubblico e il mio consiglio è che continui a farlo, parlare della propria malattia è la migliore medicina, la malattia non va ma nascosta, è importante andare in giro anche senza capelli e senza cappellino, proprio come ho fatto io”. Emma Radano ha 45 anni, ha avuto la leucemia e oggi è guarita grazie a un trapianto di midollo donato dalla nipote di 18 anni. “E’ stata lei che mi ha salvato la vita, le sarò sempre debitrice”.

In questi giorni in cui si parla molto del caso di Sinisa Mihajlovic, vecchie ferite e vecchie emozioni si sono riaperte nell’anima di Emma. “La leucemia va combattuta giorno per giorno, come se fosse un lavoro, senza mai distrarsi perché anche una semplice infezione può essere letale. Bisogna comportarsi come fossimo degli ingegneri, attenti ad ogni dettaglio senza perdere la concentrazione. Consiglio a Mihajlovic e a tutti i malati di non guardare troppo in prospettiva, ma di vivere minuto per minuto, pensando a quello che bisogna fare qui ed ora, soltanto in questo modo si può arrivare alla guarigione, soltanto se si affronta con tenacia senza mai adagiarsi”.

La malattia può diventare un’occasione: “Un’occasione per vivere a pieno la bellezza della vita, un’occasione che mi ha fatto conoscere tantissime persone straordinarie che mi hanno spalancato le loro porte”. Emma è credente ed è convinta che dalla leucemia tutti possono guarire. Il suo è un caso incredibile. “Avevo appena partorito quando ho cominciato ad accusare uno strano gonfiore al torace. Quando mi hanno detto che avevo la leucemia pensavo fosse un brutto sogno e ho detto al medico di svegliarmi, ma lui mi ha detto che non era un sogno”. Dal giorno dopo ha cominciato a lottare. Era l’11 febbraio del 2011, fu allora che le comunicarono la notizia.

“Ho fatto la chemioterapia e la radioterapia, ho perso tutti i capelli e stavo malissimo, sono arrivata a un punto che non riuscivo neppure ad aprire una bottiglia d’acqua. Mi sono trasferita a Milano dove, grazie al supporto dell’Ail, sono stata curata e ospitata. E non ho mai mollato, ho sempre creduto di potercela fare, questo è importante, crederci sempre, così va affrontata la leucemia”. Un supporto fondamentale, quello dell’Associazione italiana contro le leucemie, che dal 1969 si impegna per aiutare i pazienti ematologici a realizzare i loro sogni, finanziando la ricerca scientifica, sostenendo i reparti di ematologia, permettendo ai pazienti di essere curati a domicilio o di essere ospitati gratuitamente nelle Case Alloggio durante il percorso di terapia. Sono 35 le province italiane che ospitano questo servizio con 4.300 ospiti ogni anno tra pazienti e familiari.

Il miracolo per Emma arriva nel 2012. “Mi hanno chiesto di ricostruire il mio albero genealogico con un campione di Dna per trovare donatori compatibili. E’ successo che mia nipote di 18 anni era compatibile”. Il caso ha voluto che la nipote di Emma fosse nata il giorno in cui le era stata diagnosticata la leucemia. “Ed è anche lo stesso giorno dell’apparizione della Madonna di Lourdes. Tutto questo non era un caso” dice oggi Emma, che vive grazie al midollo della nipote. Dopo il trapianto, un lungo percorso di recupero che dura tutt’ora, con controlli prima mensili poi ogni anno.

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