Che cosa significa avere una casa che ti aspetta, quando sei costretto, all’improvviso, a trasferirti altrove e a stravolgere completamente la tua vita per cominciare un lungo iter terapeutico? Ce lo racconta Daniela, mamma di una ragazza ventenne – Erica – che, qualche anno fa, ha scoperto di avere una mielodisplasia e che, da allora, ha subito tre trapianti di midollo.

«In un momento di enorme smarrimento e angoscia, quando si viene a sapere di avere una figlia gravemente malata e ci si ritrova in una città sconosciuta – racconta Daniela – c’è almeno la certezza di poter contare su un luogo sicuro e familiare dove andare a rifugiarsi. È una risorsa che ti dà molto conforto; è sicuramente un grande aiuto sul piano psicologico». È stata l’équipe di medici del reparto di ematologia, dove la ragazza era in cura, a indirizzare mamma e figlia verso l’AIL per verificare se ci fosse un appartamento a disposizione. C’era, fortunatamente, e da allora, quando Daniela ed Erica vengono a Milano per le terapie, possono sempre contare su uno degli alloggi AIL di via G. Modena, offerti in comodato gratuito. «Noi viviamo in Emilia. Mia figlia – continua Daniela – si è ammalata, improvvisamente. Abbiamo avuto grandi difficoltà all’inizio a individuare la patologia. Non potendo fare il trapianto all’ospedale della nostra città, siamo venuti a Milano. Erica aveva continuamente bisogno di trasfusioni, poi finalmente è stato trovato il donatore. Era il gennaio del 2011. Alla fine di quell’anno la malattia si è ripresentata e si è proceduto con un secondo trapianto. Il 2012 è andato avanti senza particolari problemi ma, l’anno successivo, ecco che di nuovo ricompaiono i vecchi sintomi. Mia figlia ha dovuto fare una chemio sperimentale e, alla fine del 2013, era pronta per il terzo trapianto. Questa volta sono stata io la donatrice.»

Sono tante le difficoltà che possono nascere, al di là di quelle strettamente connesse alle fatiche della terapia. Molte persone non sanno che un problema onco-ematologico impone al paziente anche un totale isolamento, quindi il divieto di frequentare altre persone per il rischio di contrarre continue infezioni. «Ritrovare la ‘nostra casa’ quando siamo a Milano è molto importante. In questi anni – spiega Daniela – abbiamo instaurato relazioni con i vicini, con i negozianti del quartiere, mi sono fatta delle amicizie. Sono tutti punti di riferimento essenziali. Avere un appartamento è fondamentale perché con i malati come mia figlia nulla può essere lasciato al caso. Il luogo in cui si abita deve essere igienicamente ineccepibile».

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