Sono due le terapie sviluppate e approvate ad oggi per due tipi di tumori del sangue. Ecco per chi e con quali indicazioni possono essere impiegate

Ad oggi, la strategia CAR-T si è dimostrata efficace e potenzialmente vantaggiosa per due tumori del sangue: la leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B e alcune forme di linfomi non Hodgkin a grandi cellule B. La ricerca, però, continua e gli studi in corso riguardano sia altri tumori del sangue, come il mieloma, sia tumori solidi. Attualmente due diverse terapie CAR-T sono approvate negli Usa e in Europa.

I tumori che possono essere trattati con le attuali terapie CAR-T:
– le leucemie linfoblastiche acute (LLA) a cellule B, nei bambini e nei giovani adulti (fino a 25 anni) che non rispondono alle terapie o che progrediscono dopo almeno due o più linee di trattamento o dopo il trapianto di midollo osseo.
– alcune forme di linfomi diffusi a grandi cellule B (DLBCL), negli adulti che non rispondono o che progrediscono dopo almeno due o più linee di terapia sistemica o dopo il trapianto di midollo osseo.

Le due terapie CAR-T approvate:
– tisagenlecleucel (nome commerciale Kymriah) di Novartis: sia per le LLA a cellule B, sia per i linfomi a grandi cellule B (esclusi quelli primitivi del mediastino).
– axicabtagene ciloleucel (nome commerciale Yescarta) di Kite Pharma (Gilead): per i linfomi a grandi cellule B (DLBCL), compresi i linfomi a grandi cellule B primitivi del mediastino (PMBCL).
Entrambe le terapie sono dirette contro le cellule che esprimono la proteina CD19, che è particolarmente presente sui linfociti B, leucemici e non.

• GLI STUDI CLINICI CHE HANNO PORTATO ALL’AUTORIZZAZIONE
Tisagenlecleucel
Tisagenlecleucel (precedentemente identificato con la sigla CTL019) è stato sperimentato per la prima volta nel 2010 all’Università della Pennsylvania tra gli adulti con la leucemia linfatica cronica. A segnare la svolta di questa terapia è stata la storia di una piccola paziente di soli 7 anni con leucemia linfatica acuta, Emily Whitehead, che nell’aprile del 2012 era entrata nella sperimentazione del gruppo di Stephan A. Grupp presso il Children’s Hospital di Philadelphia. Emily, la prima paziente pediatrica trattata con CAR-T, soffriva di leucemia linfoblastica acuta resistente al trattamento chemioterapico da due anni, ma tre settimane dopo l’infusione aveva ottenuto una remissione completa dalla malattia, mantenuta ancora oggi. Negli anni successivi il team di Grupp ha portato avanti alla Penn University gli studi sui bambini e giovani adulti affetti da leucemia linfoblastica acuta con risultati davvero insperati fino a quel momento.

Lo studio Eliana
Condotto su 75 pazienti pediatrici e giovani adulti (dai 3 ai 23 anni), Eliana è lo studio clinico di fase II che ha portato all’approvazione di tisagenlecleucel per la Lla negli Usa e in Europa. È stato realizzato in collaborazione con l’Università della Pennsylvania e il Children’s Hospital of Philadelphia, e ha coinvolto 25 centri in Usa, Canada, Australia, Giappone e Europa. Anche l’Italia ha partecipato: nell’agosto 2016, alla clinica pediatrica universitaria della Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma, la terapia CAR-T tisagenlecleucel è stata somministrata al primo paziente italiano. A tre mesi dall’infusione delle cellule ingegnerizzate, l’81% dei pazienti era in remissione completa. A sei mesi il 73% non aveva avuto recidive e la sopravvivenza era del 90%. A dodici mesi di distanza dal trattamento le percentuali sono state rispettivamente del 50% e del 76%, e le cellule CAR-T risultavano ancora attive a venti mesi dall’infusione.

Lo studio Juliet
Juliet è il più grande studio clinico di fase II finora condotto per dimostrare la sicurezza e l’efficacia della nuova strategia anticancro in pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B. È uno studio internazionale multicentrico condotto dalla Penn University e che ha coinvolto 27 centri in 10 paesi in Usa, Canada, Australia, Giappone e Europa, dove hanno partecipato Austria, Francia, Germania, Norvegia e Paesi Bassi e Italia, con l’Istituto Nazionale Tumori di Milano. Tra i 93 pazienti valutabili che sono stati seguiti per almeno tre mesi (o per i quali la terapia è stata interrotta prima), tisagenlecleucel ha dimostrato un tasso di risposta globale del 52%: il 40% ha ottenuto una risposta completa e il 12% ha ottenuto una risposta parziale. La probabilità di libertà da recidive a 6 e 12 mesi è stata rispettivamente del 68% e del 65%. Il tasso di sopravvivenza generale a 12 mesi è stato del 49%.

Axicabtagene ciloleucel
Lo sviluppo di Axicabtagene ciloleucel (precedentemente identificato con la sigla KTE-C19) ha inizio dagli studi condotti da Steven A. Rosenberg e James Kochenderfer del National Cancer Institute (NCI) statunitense, a Bethesda.

Lo studio Zuma-1
Zuma-1 è lo studio multicentrico di fase II che ha portato all’approvazione di axicabtagene ciloleucel per il linfoma a grandi cellule B. È stato condotto in 22 centri (21 negli Usa e 1 in Israele), su pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B, tra cui anche il linfoma primitivo del mediastino. Dei 101 pazienti che avevano ricevuto l’infusione delle cellule T modificate, 73 (72%) hanno risposto alla terapia e il 51% ha ottenuto una risposta completa. A un anno dall’infusione, il 60,4% dei pazienti era ancora in vita.

Fonte: Repubblica.it

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